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Legare. Divaricare.
Mantenere posizioni innaturali.
La naturalizzazione delle posizioni innaturali.
L'estetica.
La disciplina.
Hanno qualcosa in comune la danza classica e il bdsm?
I progetti bollono, ma bolle anche il cervello davanti al pc.
Foglietto volante vi augura buone vacanze.
Grandi bagnanti. Foto di Alessandro Albert e Paolo Verzone
http://art.dada.it/verzone/cur.html
Vado a montare Billy
Un cavallo? Il tuo amante anglofono?
No. Billy è la libreria Ikea.
Dare nomi di persona ai prodotti inanimati può far nascere qualche problema...
soprattutto dopo ore e ore di "montaggio".

Camminiamo nelle città su percorsi predefiniti, più o meno agevoli, studiati.
Il modo in cui usiamo questi percorsi tracciati per raggiungere un certo luogo dipende dalla nostra conoscenza delle strade della città, dal nostro tracciato “mentale”: il percorso più comodo, il più breve, il meno affollato, quello che attraversa un tale luogo ecc.
Capita di chiedersi dove possa portare una strada insolita, pericolosa, sconosciuta.
Può anche capitare di non seguire nessuna strada, di “avventurarsi”, di uscire fuori percorso.
Cosa c’è oltre? Scavalchiamo
Il Parkour è una disciplina nata da un gioco di cortile. David Belle e Sebastien Foucan, cresciuti nei sobborghi di Lille, hanno iniziato a “tracciare” percorsi nuovi quindici anni fa. L’obiettivo era di spostarsi da un punto all’altro della città superando tutti gli ostacoli architettonici metropolitani e naturali incontrati sul tracciato: muretti, ringhiere, scale, auto, gradoni, pareti, alberi, siepi, paletti, bidoni dell’immondizia, panchine.
Oggi i traceurs hanno fatto di questa pratica ludica uno stile di vita, una filosofia. La filosofia di “superare gli ostacoli” con il corpo in modo agile ed atletico, con un certo stile, sviluppando capacità di “autocontrollo”, “equilibrio” e di “fiducia nelle proprie capacità”, rivela un’altra urgenza. Non si vuole solo sfidare se stessi mettendosi alla prova, considerando gli ostacoli fisici alla stessa stregua di quelli immateriali che il “percorso” vita ci presenta. Attraverso la pratica del Parkour si vuole anche “sentire” la città con il corpo, viverla, metterla in discussione, osservarla, toccarla in modo diverso e riconsiderare le proprie consolidate idee schematiche di spazio e di percorso urbano. In termini semiotici, secondo la grammatica narrativa, il “superare gli ostacoli” può configurarsi come un programma narrativo d’uso (saper- e poter- fare sono le competenze che si acquisiscono con la pratica e l'allenamento) all’interno di un più generale PN che è quello volto alla congiunzione corporea con la città e con i suoi spazi. 
Art du déplacement
Il Parkour è una disciplina praticata in tutto il mondo.
Le comunità di traceurs crescono a vista d'occhio anche in Italia
e stanno suscitando l'interesse della stampa nazionale
(vedi http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/cronaca/parkour/parkour/parkour.html ) e della tv.
Sono frequenti i meeting a livello nazionale (l'ultimo ha avuto luogo lo scorso giugno a Roma) e gli incontri in diverse città tra le varie crew nazionali ed estere.


Sei corpi, ma perdo il conto. Si sdoppiano in modo organico, senza frenesia.
L'organicità che fa di questo gruppo un corpo solo o mille corpi eccita la platea
che applaude durante la performance quasi come fosse al circo (ohhh... clap clap clap).
Symbiosis, del 2001, è un erotico "passo a due" (a uno?) su musiche di Thomas Oboe Lee, George Crumb, Arvo Part e Jack Body interpretate dal Kronos Quartet. Orgasmo-organismo. Finalmente la platea tiene a freno le manine e osserva.
Su Day Two sento gli anni 70, sorrido e mi viene voglia di muovere la testa sulle note dei Talking Heads, Eno e Byrne.
Inizio a godere seriamente quando qualcuno prende a scuotere il tappeto di linoleum: alcuni danzatori si muovono sopra le bolle d'aria mentre altri scuotono. Sotto le luci anche il plasticone prende vita. I 6 si infilano sotto il tappeto: fa molto tardo modern, ma questa è un'altra cosa. Lo spazio su cui i danzatori si muovevano - sopra - diviene nuovo, vivo, prende corpo grazie ai corpi. Poi spunta il fungo, il pilobolus, "capace di diffondere le sue spore fino a duecento metri di distanza" e un pò di più. Domani, a Parma, coglietelo.